Sento immancabilmente questo senso di vuoto che mi pervade. Un vuoto che tento di colmare gettando di tutto nel mio stomaco fino a sentirmi scoppiare per poi espellerlo. Qualcosa dentro che non è facile condividere con gli altri. Me ne sto giornate intere rinchiusa nella mia camera (mia unica fortezza) alienandomi da tutti e da tutto. Passo interi pomeriggi mangiando. Il cibo, mio amico-nemico. Mi tiene compagnia, ma nel contempo mi distrugge.
Penso.... Piango, mi faccio del male.
Agli occhi degli altri appaio come la ragazza triste senza un motivo perchè, secondo loro, non mi manca nulla. Ma cosa ne sanno gli altri di cos'ho dentro? Di ciò che provo, di come si svolge la mia vita, di com'è la mia situazione familiare? Nessuno sa niente! Nessuno saprà mai niente!
Io vorrei solo scomparire. Dissolvermi nel nulla. Diventare invisibile. Perdere ogni forma, ogni consistenza. Non c'è che il vuoto intorno e dentro di me. E sempre bramo una cosa: Rinascere!
Spogliarmi dell'abito funeste che indosso, quello coi nastri al collo e il cinturone legato stretto alla vita come ad impedirmi di respirare.
E cado spesso in estasi dinzanzi al ricordo di una giornata trascorsa molto tempo fa tra la gioia, la felicità, tra scoppi di risa che come un'eco lontano sento ancora rimbombare nelle mie orecchie e mi viene da sorridere ma di amarezza. E'una voluttà che non sento ormai da tanto, troppo tempo poichè il mio cuore si è inaridito e la mia mente è offuscata da inquieti pensieri.
Termino con delle righe che tempo addietro scrisse il mio tanto amato Flaubert, nel quale mi rispecchio moltissimo:
"Mi dicono di ricominciare a vivere, di mescolarmi alla folla ma... Come può il ramo spezzato dare ancora frutti? Come può la foglia strappata dai venti e trascinata nella polvere tornare verde? Perchè mai, così giovane, c'è in me tanta amarezza? Chissà! Forse era scritto nel mio destino che vivessi così, spossato prima ancora di aver portato il fardello, ansimante prima ancora di aver corso."
martedì 4 agosto 2009
Iscriviti a:
Post (Atom)